Romagna State of Mind

Scrivo questo articolo in treno, mentre viaggio verso Bologna, Cesena e Ancona, le ultime tappe di una stagione di trasferte che mi ha fatto innamorare dell’Italia.

Di solito programmo i post con un certo anticipo, ma oggi avevo voglia di raccogliere un po’ le idee senza editarmi troppo (incredibile, ma anche quando scrivo “Wonder Woman dillo a tua sorella” dietro c’è un pensiero, ore di scrittura e ore di editing!).

Sono cresciuta a Torino, anzi in provincia di Torino, in un paesino di circa 8.000 abitanti, dove ci si divideva tra: nuovi ricchi che si facevano le ville, giovani coppie in fuga dalla città, grigia e depressa degli anni ’70, e varia umanità più o meno indigente che abitava le numerose case popolari. Io ero figlia di una di quelle coppie alla ricerca di un posto in cui crescere una bambina in mezzo alla campagna, ma non troppo.

Torino negli anni 60-90 è stata una città molto difficile: degrado più o meno generalizzato, abbastanza ben nascosto nelle piazze centrali, ma dilagante nelle periferie e nella cintura. Siringhe per terra, ma anche persone che si facevano di eroina in mezzo alla strada erano abbastanza comuni: la cosa però che mi ha sempre colpita di più della mia città, da bambina provinciale e da liceale annoiata, è sempre stata l’aria di understatement, di cortesia un po’ forzata, dei miei concittadini. Per dirla con un hashtag, #maiunagioia.

Ora intendiamoci, la mia vita è stata sempre piena di gioia: andavo in vacanza a Barcellona con i miei genitori in una casa che mio nonno aveva vinto, e poi perso, a carte, mia nonna mi portava a danza in Cinquecento e cantavamo a squarciagola Gianni Morandi, a casa mia la domenica si facevano pranzi interminabili che culminavano con Barba Giuanin (Zio Giovanni) che buttava le bignole (i bignè) in bocca a Barba Condo (Zio Secondo) da un lato all’altro del tavolo, però erano piaceri da coltivare in privato.

Io sono sempre stata un po’, come dire, flamboyante, ma ho tenuto abbastanza segreto questo lato del mio carattere: sono sempre stata festaiola, quindi invitavo gli amici a casa per belle cene dove servivo noioso vino, invece dei cocktail con gli ombrellini come avrei voluto. Quando mi sono iscritta all’Università a 27 anni tutti mi hanno guardata parecchio strana perché non era il percorso che ci si aspettava da una donna sposata e con già 7 anni di lavoro e carriera alle spalle.

Poi a 36 anni mi sono trasferita in Israele dove è tutto un goga e migoga: non ho mai capito come un popolo sopravvissuto all’Olocausto e piombato in un paese in parte arido e in parte paludoso, in una situazione di perenne conflitto, possa avere voglia di vivere e divertirsi, o forse è proprio questa contingenza che li porta ad essere così gioiosi. Qui ho scoperto che:

  • è assolutamente normale iscriversi all’Università anche a 40 anni e andare avanti fino al dottorato;
  • nessuno si stranisce se cambi carriera ogni tot anni;
  • nessuno si scandalizza se ti fa il piercing al naso a 55 anni;
  • va bene stare un po’ scollacciati, che tanto fa caldo e le tette le abbiamo tutte;
  • si può non essere perfettamente coiffati e tappati, perché signora mia, qui fa caldo, c’è la polvere e la cosa importante è non svenire venendo al lavoro;
  • chi ha detto che a 40 anni non si può partire zaino in spalla e andare a dormire in spiaggia con i figli nel weekend, anche se in settimana sei il dirigente di una startup che qualche multinazionale sta per comprarsi per svariati trilioni di dollari?
  • attentato a Tel Aviv il giovedì? Oh che brutta cosa, però andiamo in spiaggia, che nessuno mai ci fermerà.

Ecco, molte di queste cose le ho ritrovate una volta rientrata in Italia, non nella mia città, che è un po’ meno loffia degli anni ’90, ma continua ad essere non proprio sberluccicante, ma in un posto che mi è entrato nel cuore: la Romagna.

Sono stata spesso negli ultimi 6 mesi e ho sempre trovato persone accoglienti, ospitali, ironiche, brillanti: le mie colleghe romagnole sono delle grandi lavoratrici che però evidentemente hanno capito ben prima di me che si può fare tutto senza mortificarsi. Quindi avanti con lo smalto rosso (dicono che sia molto spalato, non sono convinta di aver capito cosa voglia dire), avanti con le scarpe con il glitter, avanti con gli aperitivi in centro dopo il lavoro, ecc…

Funziona tutto ed è tutto perfetto a Ravenna? Certo che no! È chiaro che lavorare in spiaggia una mattina di maggio non è rappresentativo di un anno vissuto in una zona periferica della penisola, dalla quale ti sposti con un regionale che per portarti a Bologna (85 km) ci mette un’ora e mezza. Però diciamo che ai miei occhi da turista e freelance in trasferta con amici local, questa città e le persone che le abitano sono mete piacevoli da frequentare e quindi non perdo occasione per tornarci e mescolare business with pleasure.

Quindi se per caso capitate nella mia R del cuore questa estate, ecco alcune cose da fare per innamorarvi anche voi:

  1. Pranzo o aperitivo da Ca’ de Vèn: budino allo squacquerone e piadina da svenire.
  2. Galla Placidia: l’ho vista per la prima volta a 15 anni e me la sono sognata per anni, forse il primo posto della mia vita in cui ho sentito i prodromi della sindrome di Stendhal.
  3. Le GGD Ravenna: sono molto attive e organizzano spesso serate di diffusione di cultura digitale al femminile molto interessanti. Tenete sott’occhio il loro calendario eventi!
  4. Weekend a Marina Romea: pernottamento al B&B L’Oleandro: un posto meraviglioso, elegante e accogliente, dove ci si sente immediatamente a casa. Unico difetto? È così speciale che vi verrà poca voglia di lasciare la piscina e i manicaretti di Mariagrazia.
  5. Cena al Bagno Mercurio, ristorante sulla spiaggia, per ottimo pesce.
  6. Giro in barchino nella Valle: si può fare un tour della Pialassa Baiona, un posto incantato, per fare birdwatching, ma anche solo per godersi il panorama, i fenicotteri e i cigni. Abbiamo passato un pomeriggio indimenticabile con Giampaolo Piovan (3386231394, ggempol@yahoo.it), ci sono altri barcaioli contattabili direttamente sul sito della Pro Loco.
  7. Sempre a Marina Romea si deve passare almeno un giorno al Boca Barranca, un bagno senza le file di ombrelloni tipicamente romagnole e dall’atmosfera molto californiana. L’ho detto che si mangia divinamente e si beve ancora meglio? Ora l’ho detto.
  8. Chiusura del weekend al Buonaventura, il Baretto sul Lamone: si prende il mojito e poi si passeggia sulla spiaggia a guardare le stelle.
  9. Tornate a Ravenna prendendo il traghetto di Porto Corsini: è una chiatta che attraversa un tratto di canale di 30 metri circa, noi ci siamo saliti senza capire che quello fosse il traghetto e abbiamo riso per 4 minuti della traversata come imbecilli.
  10. Camminare in pineta e respirare a pieni polmoni, riempirsi gli occhi e il cuore di verde e azzurro per darsi la forza di continuare anche quando il cielo su Torino è plumbeo.

Già prenotati i biglietti?

By Francesca Marano

WordPress Core team lead at Yoast. Prima ero la WordPress Community e Partnership manager SiteGround. Ho creato C+B, contribuisco a WordPress full-time. Ho un gatto, un figlio, un fidanzato e un ex-marito bellissimi e che mi hanno aiutata ad arrivare fin qui.

6 comments

  1. La Romagna è stata la meta delle mie vacanze da bambina e pre adolescente, io la adoravo! Tra una settimana ci torno con i miei genitori (a cui è venuta la nostalgia e la voglia di vedere se in questi anni è cambiata) e i miei bimbi. E tu mi hai fatto venire un grande entusiasmo per questa vacanza. Grazie! 🙂

  2. Ohmachebelpost: arrivatomi proprio in quei due minuti che avevo da perdere prima di mettere in forno le melanzane per la parmigiana (ammetto, vegan & gluten free – porta pazienza)… Marano, cadi sempre a puntino. E mi ispiri sempre a puntino. E dai voce a dei pensieri che mi frullano in testa – mi riferisco nello specifico al #maiunagioia che permea un pò anche la mia vita padana dopo tanti anni di work hard & party harder londinese. Buona estate sista, spero di riincrociarti in autunno/inverno perchè ho bisogno di te che mi tieni in riga 🙂

  3. Bene allora son contenta che ti sia innamorata della Romagna – vista la mia testimonianza 😉 e ti aspetto, piemontesina bella che in due ne abbiamo da raccantarcene (Israele – CapoVerde) e i figli a giocare a StarWars! Because we are happy 😛

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