Categories
I fatti miei

Rebranding: the story so far

Ho iniziato a parlare del mio rebranding più di un anno fa. Sapevo che nel 2015 sarebbero cambiate tante cose e volevo che il sito e l’immagine coordinata fossero l’espressione visiva di questo mio cammino: non sapevo ancora come, ma sì, ci tenevo molto.

Nella mia mente era tutto parecchio chiaro, ma ancora una volta ho avuto la riprova che le idee in testa tendono ad aggrovigliarsi, peggio se sono parole e non immagini: quindi tutto questo processo è stato bloccato fino a che non ho chiamato il mio amico Alessandro e gli ho detto “Ehi, ho bisogno di vedere la nuova me”. Detto fatto, lui ha disegnato un logo fighissimo, io ho preso in mano la situazione e ora procedo con le vele spiegate verso il lancio del nuovo sito e oltre.

In questi mesi di blocco ho fatto un tot di errori, che riassumo qui in 5 punti:

  1. La visione: per anni mi è bastato avere la mia parola chiave in giro, tra desktop del computer e post-it appiccicato al computer, foglietto in bacheca. Poi la parola si è svuotata di significato perché la vedevo molto usata e così mi sono sentita persa.
    Lezione imparata:in caso di dubbi, tornare alle basi. Vale ancora il perché individuato qualche anno fa? Per me sì, me lo sono ricordata e sono andata avanti più serena. Ho cambiato parola guida, ma la vision resta sempre la stessa.
  2. I piani troppo rigidi: quando ho iniziato a pensare al rebranding avevo in mente di potenziare un ramo di business invece un altro si è fatto avanti, sgomitando per richiamare la mia attenzione. L’ho ignorato per un po’ perché confesso, a volte sono rigida “bianco o nero”, ma mi sono dovuta arrendere al suo charme.
    Lezione imparata: essere flessibili. A volte fissarsi su un’idea perché “ora ho deciso che si fa così” ci fa perdere delle belle opportunità.
  3. La sindrome dell’impostore: vabbè, un classico, direi che su questo non ho molto da aggiungere oltre a quello che avevo già scritto in passato.
    Lezione imparata: ogni tanto ricordarmi i miei successi e celebrarli (lo consiglia anche Bea, quindi chi siamo noi per non ascoltare questa splendida bionda?).
  4. Gli obiettivi: cioè, tutto ‘sto casino di rebranding a cosa serve davvero? In fondo, squadra che vince non si cambia. Sbagliato, tutto è perfettibile, peccato sedersi sugli allori.
    Lezione imparata: anche in questo caso mi vengono in aiuto due bionde, le mie socie preferite “Se non ci provi, non lo scoprirai mai”. Resto fedele al mio why, ma cambio leggermente how e what (questo è il momento di invitarvi a rileggere periodicamente Start With Why).
  5. La paura dell’ambizione: la cosa che mi spaventa di più in assoluto è l’enormità della mia ambizione. Sono convinta davvero che ognuno di noi può fare la differenza e questa cosa mi esalta e mi paralizza allo stesso tempo.
    Lezione imparata: nella lotta dell’anima, tra essere Beyoncé e essere la piccola fiammiferaia, scegliamo la prima come guida spirituale e non vergogniamoci di voler fare meglio e farlo sapere al mondo.

Quindi come sarà questa nuova Francesca? Molto turchese, per non dimenticare mai il mare che adoro, parecchio glitterata, perché tutto è più bello se coperto d’oro, baraccona, rumorosa, ipercinetica, perché è proprio, ma proprio inutile che io finga di essere quella che non sono.

Siccome mi piace condividere le lezioni che imparo a furia di nasate, ho preparato una serie di post che nel prossimo mese parleranno di:

  1. La strategia
  2. L’immagine
  3. Il sito

Se anche voi state affrontando un momento di riflessione e rinascita spero vi aiuteranno a evitare di fare i miei errori 🙂

La foto è di Gianni Vascellari, che mi ha ritratta in veste di spacciatrice di adesivi Code is Poetry al WordPress Meetup di Torino. Dentro c’è anche un amico che sicuramente non ha firmato nessuna liberatoria, ma spero non se la prenderà: ciao Maurizio. E grazie Gianni!

By Francesca

WordPress Community Manger at SiteGround.

Ho creato C+B, supporto la community globale di WordPress.org nella sua crescita.

4 replies on “Rebranding: the story so far”

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *