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Il ciclo di vita di un prodotto

Il sottotitolo è: perché il corso sul Business Plan va in pausa, ma potrebbe anche essere una pensione o forse no, ma intanto, come sempre, uso i casi miei per riflettere su cose generali di business. È anche una domande che mi viene posta spesso durante il corso e le consulenze: probabilmente ci sono delle formule finanziario-economiche, io intanto vado di buon senso, che mi ha sempre detto bene.

Il corso sul Business Plan è il mio secondogenito adorato in fatto di prodotti. Anni fa avevo in vendita un e-course bellissimo su Twitter, che però poi quando ho deciso che i siti erano il mio tema, ho mandato in pensione. Il corso sul business plan è una sorta di mia autobiografia professionale, una fotografia dei miei primi anni di attività, dove ho sbagliato tutto, ho perso tutti i soldi che avevo e di più e poi mi sono rimessa in piedi.

Da quando ho deciso che i siti sono il mio unico ramo di business (il faccio, ne scrivo, insegno a usarli), il Business Plan è diventato una tresca, un affaire clandestino che eccita e preoccupa allo stesso tempo.

Giusto sei mesi fa l’ho chiamato la mia wild-card e mi interrogavo sul suo futuro: ci ho messo un sacco di sudore dentro. La scrittura non mi viene naturale, quindi immaginatevi scrivere un libro e poi altre 10.000 parole diverse per approfondire ulteriormente. Neanche vendermi mi viene facile quindi a ogni edizione del corso altro sudore, lacrime e sangue: mando la newsletter? Butto dentro un po’ di soldi di Facebook Ads? Mando le mail a chi mi ha fatto domande legate al business in passato? Il corso è sempre partito con il numero di partecipanti che mi aspettavo, ma sì, tutte le volte sudore, lacrime e sangue.

Tutte le volte che mi sono chiesta se mandarlo in pensione, ho affrontato due obiezioni da monologo interiore:

  • La quantità di sudore di cui sopra.
  • Il piacere di fare il corso perché il feedback che ho ricevuto è stato positivo: insomma è stato utile a tante persone e io mi sento in colpa a mandarlo in pensione perché penso che potrebbe aiutarne ancora altrettante.

Avevo bisogno di fare il punto della situazione per capire in che direzione stava andando lo Studio Pilates. Direi che è servito e tanto.

I miglioramenti ci sono stati principalmente nella gestione e nella divisione delle finanze lavorative e personali. Ho acquisito maggiore capacità di risparmio e migliore gestione degli investimenti presenti e futuri.

Alessia Schiavone, Studio Balance Control


Ho sempre avuto una forte repulsione per l’aspetto fiscale della mia attività, ma sapevo anche che questo è una parte fondamentale per far funzionare un piccolo business. Avevo bisogno di un input per iniziare a guardare in faccia le entrate e le uscite, gli obiettivi di guadagno. Da sola non l’avrei mai fatto e l’approccio di Francesca è utilissimo per affrontare l’argomento senza pesantezza.

Rita Bellati, My Selfie Cottage


Ho cercato un corso sul Business Plan sostanzialmente per capire che direzione dovesse prendere la mia professione. Lavoravo senza avere obiettivi chiari e una strategia per raggiungerli. Il corso mi ha aiutato a organizzare il mio lavoro, tenere sotto controllo entrate e uscite e a scoprire, per esempio, che ho un budget (e a quanto ammonta!) da poter investire per la mia formazione. Ora so esattamente dove voglio arrivare (aka guadagnare) e come. E sono felice di aver trovato un metodo che semplifica senza mai banalizzare. E il BP non mi fa più paura!

Cristiana Stradella, Consulente di comunicazione online


Lavorare con Francesca è sempre una esperienza utile e stimolante. Il suo corso sul Business Plan ha un approccio pratico che ti aiuta concretamente a mettere a fuoco priorità, progetti e a definire l’evoluzione della tua attività.
E si parla con chiarezza anche di soldi: per me è stato fondamentale capire la suddivisione dei ricavi e il guadagno mensile da introiettare al netto di spese e tasse per determinare un costo orario di base.

Anna Turcato, Image Consultant & Style Strategist


È proprio vero che all good things must come to an end? Non lo so se è sempre vero, ma per decidere del futuro del materiale sul Business Plan sono andata a ripercorrere le sue tappe.

La prima vita: estate 2013 “Piccole imprenditrici crescono”

Nel 2013 vivevo ancora in Israele, avevo iniziato a mettere insieme un portfolio, a scrivere, a raccontare il dietro le quinte del mio business. Nell’estate di quell’anno sono venuta in Italia per qualche settimana e ho pensato di proporre un corso in classe di tre ore, per raccontare ad altre freelance e piccole imprenditrici delle cose che avevo imparato e presentare strumenti che mi erano serviti.

C’eravamo trovate in una torrida mattinata di luglio in una Casa del Quartiere a Torino, eravamo meno di 10 ed era stata una scintilla importantissima: proprio il confronto con questo gruppo di pioniere è stato quello che mi ha fatto riflettere sul bisogno di avere un posto per condividere le nostre esperienze senza andare sempre a cercare guru ammerigani. C+B è nato a settembre di quell’anno, oggi fa circa 60.000 visualizzazioni di pagina al mese, thank you very much.

La seconda vita: “Chi ha paura del Business Plan?”, corso online, corso dal vivo

Ho tenuto ancora un paio di sessioni da mezza giornata, ma a quel punto mi era chiara una cosa. Tre, quattro ore? Non si inizia neanche a scalfire la superficie. Il Business Plan è un organismo complesso: tanti si immaginano che sia fatto solo di numeri, invece è fatto prevalentemente di parole. Chi siamo, cosa facciamo, per chi lo facciamo, come lo raccontiamo, chi si occupa di cosa, ecc… Quindi il corso sul Business Plan si è allungato e si è fatto in due: un tot di giornate dal vivo lungo l’arco dell’anno in diverse città d’Italia e un tot di sessioni online.

In questa fase l’interazione con me non era personalizzata: nella lezione dal vivo i partecipanti erano incoraggiati a farmi domande, in quella online mi potevano mandare i compiti a fine giornata, ma il grosso della comunicazioni veniva fatto sul gruppo Facebook del corso.

La terza vita: il seminario online “Chi ha paura del Business Plan?”

In questi anni mi era rimasto un tarlo dettato dalla mia curiosità, ma anche dai valori che guidano il mio business: ma poi, la gente, lo fa davvero il Business Plan?

L’ho già detto tante volte, nel modello “Creiamo un bisogno così la gente compra” non mi trovo. Lo so che è il modello vincente, ma siccome mi sono messa in proprio per gestire le cose come mi pare, io non lo applico e francamente lo trovo scorretto. Soprattuto nel caso di formazione rivolta ai freelance, trovo che vada sempre a puntellare le insicurezze che tutti abbiamo e che spesso non offre vere soluzioni, ma placebo. Faccio il corso, sto meglio, poi mettere in pratica è un’altra cosa. Preferisco fare poco e fare bene. Fare un corso un po’ più caro, ma che si capisca qual è il vero valore che crea per lo studente.

Così pensa e ripensa è nato il seminario: numero chiuso, chiamata conoscitiva, materiali e poi alla fine, chiamata conclusiva in cui il business plan lo leggiamo e commentiamo insieme.

Non vi posso dire la soddisfazione di vedere sudore, lacrime e sangue dei miei studenti. Giuro non sono sadica! Ma un file Word con un condensato di settimane di lavoro? Goduria pazzesca per tutti.

Questa formula è impegnativa: per gli studenti, che vengono puntellati continuamente “Mi mandi il BP? Hai fissato la chiamata? Mi aggiorni? Ritorni su questa cosa?”, ma anche per me: ogni studente mi impegna dalle 3 alle 6 ore circa. I ricavi ci sono, ma si deve fare il conto con la realtà: 24 ore, 7 giorni, 52 settimane.

Il futuro

Il corso ha fatto dei bei numeri, ha aiutato tante persone, ho imparato almeno tanto quanto ho insegnato: il ciclo di vita di questo prodotto è arrivato al capolinea per motivi logistici. Per continuare a fare 2-3 sessioni all’anno con 10 studenti dovevo trovare un tot di ore nel mio calendario che sarebbero venute fuori solo con straordinari e sacrifici e io invece ho scelto di semplificare, velocizzare, lavorare meno e meglio, ecc…

Continuo a credere che sia impossibile mandare avanti la baracca seriamente senza avere il quadro della situazione, passata, presente e futura, e il Business Plan serve proprio a quello. Fatelo come vi pare, ma fatelo, davvero.

Quella in partenza il 5 giugno è l’ultima edizione fatta a seminario e se siete stati un po’ lì a nicchiare in questi anni “Lo faccio, non lo faccio” avete tempo fino alla fine di questa settimana per iscrivervi poi pouf, il corso così come è sparisce. Prendetevi anche il 2 giugno per pensarci, ma questa è proprio quella che gli ammerigani chiamano offerta time-sensitive.

Tornerà? Come seminario no. Neanche come corso online con interazione nel gruppo Facebook. Potrebbe tornare come corso online, via email che parte quando pare a voi. Vedremo.

Per ora mi devo dedicare alla relazione duratura con WordPress 😍

*La foto di apertura è una foto che avevo fatto fare tempo fa per la newsletter. Mi ero divertita da matti a fare Nicki Minaj, ma poi con il tempo non mi ero più vista. La verità è che io sono un orso nerd che vorrebbe stare ore e ore a analizzare progetti e poi tradurli in bit o processi. Quella Francesca lì era molto simpatica però, quindi la riesumo ancora una volta 😉

By Francesca

WordPress Community Manager at SiteGround.

Ho creato C+B, supporto la community globale di WordPress.org nella sua crescita.

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