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Business Plan 101 – Sezione economico-finanziaria

I conti ovvero la cosa che spaventa tutti quelli che nella vita non fanno i contabili o i direttori finanziari o i commercialisti insomma. Invece secondo me si possono guardare anche con tranquillità e possono diventare fonte di soddisfazione: ecco come.

Qui è dove il business plan di un freelance e di un libero professionista differisce e di molto da quello di una micro-impresa con sede, magazzino, dipendenti (anche solo 1). In questa sezione del business plan dovrebbero essere inserite una serie di voci che molto probabilmente se sei un homeworker con una partita iva individuale non ti riguardano. Le vediamo comunque perché dobbiamo abituarci a pensare da Amministratore Delegato e non da freelance libero battitore.

  1. Previsione dei costi fissi e variabili
    Conosci tutti i costi della tua attività? Tira giù l’estratto conto di banca, carta di credito, paypal: inserisci anche le cose che al commercialista non hai passato, sono comunque costi, no? Ci sono costi ricorrenti e non legati al fatturato (es. affitto ufficio) e costi legati alla produzione (materie prime o investimenti propri di ogni servizio)? Dividili, ma segnali tutti.
  2. Previsione dei ricavi
    Fai una previsione di quanto puoi fatturare: riprendi in mano il profilo del tuo cliente, pensa ai suoi bisogni e alle soluzioni che puoi proporgli e poi metti su carta quanti soldi possono entrare da ogni servizio, tenendo presente la tua capacità produttiva. Ci saranno servizi ripetibili in cui il tuo intervento è minimo (es. passive income proveniente dalla scrittura di un e-book o dalla creazione di un e-course) e altri in cui sarai coinvolto in ogni aspetto: il segreto sta nel dosare questi servizi nel corso dei mesi in modo da ottimizzare il profitto e minimizzare il burn-out 🙂
  3. Margine di contribuzione e fatturato di pareggio
    Dove contribuzione non è riferito ai contributi e tasse ma è il margine che resta tolti i costi del prodotto dal prezzo di vendita del prodotto stesso. Per cui se vendi a 100 e il costo del prodotto è 50 il margine è 50%. Da qui dovrai ancora togliere i costi fissi, ovvero quelli non legati alla produzione (e per produzione intendo anche di servizi, ad esempio per il mio corso sul BP ho dei costi fissi che sono della mia attività, indipendentemente dal corso, e dei costi variabili che sono propri del corso – catering, trasporti, materiale, Facebook Ads…). Sembra complicato a dirsi così e infatti io non credo che un libero professionista debba seguire questo modello: nel libro ne ho proposto un altro, mettendo insieme quello che ho imparato da Barbara Pederzini e da Alessandra Farabegoli.
  4. Investimenti e fabbisogno finanziario
    Investimenti e finanziamenti. Sul primo siamo tutti d’accordo: you gotta spend money to make money. Ognuno di noi per iniziare la propria attività ha fatto degli investimenti: a seconda del regime fiscale gli acquisti di beni strumenti possono essere scaricati, messi in ammortamento e altre diavolerie… ecco qui è dove DEVI consultare un commercialista. DEVI. Sul fabbisogno finanziario invece ti invito a ricontrollare i punti 1-2-3: sono di parte, ma sono convinta che ricorrere a finanziamenti per mandare avanti una attività con un piccolo fatturato (30-60mila euro) sia il modo più diretto per indebitarsi fino al collo. Le uniche amiche che conoscono che sono ricorse a finanziamenti e linee di credito in banca sono pentite e pagano rate di rimborso a distanza di anni dalla chiusura dell’attività. In questo sono formichina: accantono e quando ho soldi investo nel prossimo step.
  5. Analisi equilibrio economico-finanziario
    Questo è davvero un po’ difficile da spiegare in parole semplici e non tecniche: però in linea di massima diciamo che deve esserci equilibrio tra fatturato, incassi, costi, investimenti e finanziamenti. Se in un mese hai costi per 100, ma fatturi 10 e incassi 5 sei nei guai insomma.  Se succede una tantum non è un problema (magari a gennaio hai comprato il computer nuovo e non ti hanno ancora confermato preventivi mandati a dicembre), se succede per due-tre mesi di seguito è il caso di analizzare con attenzione tutte le voci e fare una previsione di qualche mese di spending review (anche detto tirare la cinghia). Questo tema secondo me è molto avvincente (davvero!): se vuoi approfondire, ma non troppo, puoi leggere l’estratto delle prime pagine di questo libro, in cui in parole semplici viene spiegato cos’è l’equilibrio finanziario, cos’è l’equilibrio economico in pratica come si raggiungono.

Puoi anche dare un’occhiata al sito del MIP – Mettersi in Proprio – della Provincia di Torino: ci sono tutte le sezioni del Piano di Impresa e puoi scaricare documenti utili, tra qui un orrendo ma chiarissimo pdf di quasi 60 pagine dedicato proprio alla sezione economico-finanziaria (clicca su “dispense di formazione” nella pagina che ti ho linkato e guarda il documento “Il BP 2003 base”).

Molto bene, ora fai quello che serve davvero a te:

  1. Segna tutti i costi della tua famiglia, tutti! Segna quali entrate fisse ci sono (stipendio del tuo partner, assegni famigliari, eredità dello zio d’America). In base a questo decidi quale deve essere il tuo stipendio mensile per contribuire alla tua famiglia;
  2. segna tutti i costi della tua attività, anche quelli che al commercialista non hai dato: hai presente quell’e-book su come diventare il blogger del secolo? Anche quello è un costo…
  3. aiutandoti con i modelli proposti nel mio libro o con quelli che puoi reperire gratuitamente sui link sopracitati di Alessandra e Barbara trova quanto devi fatturare e il tuo costo orario;
  4. decidi politiche di prezzo e fai il listino prezzi (se non sai come e sei una donna vieni alla C+B Academy)
  5. controlla mensilmente entrate ed uscite e correggi il tiro appena vedi che ci sono scostamenti.

Meno paura?

By Francesca

WordPress Community Manger at SiteGround.

Ho creato C+B, supporto la community globale di WordPress.org nella sua crescita.

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