La prima regola del business plan

Francesca a un evento di fronte a slide sul business plan
Immagine di Eleonora Borelli

La prima regola del business plan è farlo.

Questa certezza l’ho maturata grazie al mio personale fallimento: la perdita di 14,000 euro al primo giro da freelance. È una storia che racconto sempre nei miei talk e corsi. Oggi la racconto qui.

(La foto mi ritrai in modalità “evangelista del Business Plan”: nel 2014 ho partecipato al Freelance Day organizzato da Toolbox Torino in collaborazione con ACTA e per l’occasione avevo ripensato il Business Plan in chiave “Regole del Fight Club”. La prima regola, contrariamente a quella del Fight Club, non è non parlarne, ma FARLO! Sì, tutto maiuscolo.)

A dicembre del 2011 mio marito ha vinto una causa contro il suo ex datore di lavoro per brutte storie, molto italiane, di nero. 12.000 euro. Non una cifra pazzesca ma comunque una cifretta che ci avrebbe permesso di fare tante cose. Siccome all’epoca avevo ripreso in mano il mio antico amore per l’HTML ed ero molti infelice in ufficio, Tamir ha deciso di investirli nella mia attività.

E così il 01 gennaio 2012 sono ufficialmente diventata una lavoratrice autonoma nel regime dei minimi israeliano.

  • Il primo mese l’ho passato a terminare un sito che avevo iniziato un anno prima – entrate 200 euro/uscite circa 1.000 (tra affitto, scuola del bambino, insomma la mia parte dell’amministrazione famigliare).
  • Il secondo mese non ho preso neppure un nuovo cliente perché dovevo creare il mio sito in previsione del lancio di una guida americana nella quale avevo comprato un piccolo spazio pubblicitario – entrate 0/uscite circa 2.000 euro (vita + nuovo Mac)
  • Il terzo mese ho iniziato una collaborazione con il mio unico cliente insolvente, ho comparato in modo compulsivo tutti i corsi dei guru americani che mi promettevano di guadagnare migliaia di dollari al mese di passive income – entrate 0/uscite di nuovo intorno ai 2.000
  • Il quarto mese ho finalmente incassato qualcosa per un piccolo sito, ho continuato a combattere con il cliente insolvente, ho ancora speso centinaia di dollari in cose inutili – entrate 300/uscite diciamo 1.500 tanto per dire, ma comunque tante, troppe più delle entrate.
  • Il quinto mese ho messo a segno un colpaccio, un sito più complesso che mi ha fatto incassare ben 600 euro. Per festeggiare ho comprato ancora qualche risorsa inutile… – entrate 600/uscite mi vergogno a dirlo.

E via così fino a fine luglio: il ristorante in cui lavorava mio marito nel frattempo aveva deciso di chiudere e noi ci siamo ritrovati senza stipendi. Da un giorno all’altro sono tornata a lavorare in ufficio e intanto di sera, dopo aver messo a letto mio figlio, ho continuato a seguire un cliente per volta, portando a casa pochi ma fondamentali spicci.

Il bilancio a fine 2012 è stato: entrate 3.000, uscite 14.000

Con la coda tra le gambe ho continuato a lavorare e ad un certo punto ho ripreso in mano un libro che avevo comprato nella fase compulsiva degli acquisti: il mio amato Right Brain Business Plan e a maggio 2013 ho finalmente fatto il business plan!

Il cambiamento è stato immediato:

  • eliminata l’indecisione su come presentarmi e cosa offrire
  • smesso di prendere qualsiasi lavoro pur di portare a casa 50 euro
  • deciso di aumentare i miei prezzi, basandomi sulle mie competenze, sulla mia disponibilità, sui miei costi e non in base a fantomatici mercati di riferimento
  • deciso di lavorare solo con donne creative
  • messo giù i numeri del budget famigliare e dei costi della mia attività per capire qual è la soglia minima sotto la quale non devo mai andare
  • creati pacchetti per rispondere alle esigenze delle mie clienti ideali
  • smesso di seguire 10 canali social
  • creato e-courses e corsi dal vivo
  • ri-mollato il mio lavoro full-time a settembre per dedicarmi esclusivamente alla mia attività.

Il Business Plan, quello che ho imparato a fare da Jennifer Lee e poi ho rielaborato con il mio vissuto per il mercato italiano, non è un documento statico nel quale fare esercizi di astrazioni e ricerca sulla competizione: è un documento vivo, in costante evoluzione, che tiene conto delle tue esigenze, come professionista e come persona, parte o meno di un nucleo famigliare. Può essere una pagina, può essere un tomo di 40 pagine rilegato in pelle umana, può essere una serie di fogli A4 glitterati (meglio…).

L’importante è che dentro ci siano le coordinate per mandare avanti la baracca, scritte in modo chiaro per voi, disponibili per poter essere consultate al momento del bisogno, ovvero tutte le volte che qualcuno vi chiede un preventivo o quando avete il ditino su “Buy Now” di un’improbabile guida per trovare 10.000 follower su Twitter in 30 giorni o quando state pensando ad un servizio da offrire, insomma… tutti i giorni!

Nei primi 4 mesi del 2014, seguendo giornalmente l’andamento della mia attività e riferendomi continuamente a quanto scritto nel mio BP, ho guadagnato il triplo di quanto ho guadagnato in tutto il 2012. A fine 2014, un anno in cui ho avuto parecchie peripezie di vita, tra cui un trasloco internazionale inatteso, ho rilevato un aumento del 35% sul fatturato rispetto alla previsione. E non c’è una ricetta magica, se non la pianificazione e il controllo.


Insomma, convinti a fare questo Business Plan? 

13 comments

  1. Voglio seguire il tuo corso. Ecco, l’ho detto! La tua esperienza è un monito e un incitamento a farcela. Perché tu ce l’hai fatta!

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